Ogni lunedì alle 14 Marco Travaglio fa una diretta sulla sua rubrica “Voglio Scendere” sul blog di Beppe Grillo. Ecco quello di ieri, non servono altre parole.

http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

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A Ballarò, stasera, giuro. Appena esce il video lo pubblico.

Questi ormai son capaci di tutto, che sappiano di essere alla frutta? Credo piuttosto che questi sistemi li abbiano sempre usati, solo che adesso si viene a sapere di più, grazie alla rete…

al quarto minuto:”…poi si parla tanto del caso Berlusconi, ma dico io, GLI ALTRI DELINQUENTI, che ne facciamo?” Gli sarà sfuggito? Naa, anche prima aveva detto che, in carcere, una stanza è sufficiente per mr.B, non è mica questo il problema. Ma chi è costui, uno sfrontato estremista, un pericoloso bolscevico?http://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Vaciago

E nessuno ha battuto ciglio, nemmeno Bondi. Sono sfiniti, poveracci, non ne possono più di difendere l’indifendibile…

Scoop di Lucia Annunziata

novembre 29, 2009

Oggi, alla trasmissione “In mezz’ora”, su Rai tre, Marcello dell’Utri, intervistato da Lucia Annunziata, ha parlato delle dichiarazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza, rese durante gli interrogatori nell’ambito del processo che lo riguarda, con cui inguaiava Berlusconi. “Sono tutte falsità”, “E’ in corso un attacco…” così adombrando una manovra anche da parte della Mafia (oltre che della Magistratura) contro Berlusconi…

STA A VEDERE CHE ANCHE LA MAFIA E’ DI SINISTRA!  

E brava Annunziata, hai fatto uno scoop clamoroso!

Peccato che lei non se ne sia accorta…

Burocrazia, gioie e dolori

novembre 25, 2009

Mercoledì, 25 novembre

Eccomi qua, cosa faccio oggi? Quello che faccio ogni giorno…no, non cerco di conquistare il mondo come il Mignolo col Prof. Son che combatto con l’Hydra dal Volto Umano (anzi, dai Volti Umani, visto che ha cento teste), la Burocrazia italiana. Le Poste e l’Università. Anzi, questa volta le Poste si smarcano e si salvano in corner (notare il linguaggio calcistico, di cui non so niente, ma questo paese è così ossessionato col calcio da influenzare perfino la lingua). Insomma, avevo richiesto un certificato all’Università di mia figlia maggiore, che ha sede in un’altra provincia, ma comunque a meno di 30 chilometri da dove stiamo noi, (con tutti i crismi, eh, richiesta firmata dalla figlia via fax, perché ora è all’estero per studio, specificazione di ciò che deve esser riportato ecc.). Arriva, ma è incompleto, manca l’indicazione del piano di studi per l’anno in questione. Telefono: “ma si capisce dall’elenco degli esami”; una mazza, replico io, non uso proprio questo termine ma si intuisce. “Allora dovevo farlo in manuale perché il sistema con la firma digitale mi dà questo”, ma allora fallo in manuale, benedetta figliola, non è che devi vergarlo di tuo pugno con i decori dorati, sempre il computer lo fa. Adesso però non c’è più tempo di correr dietro alla firma del dirigente (perchè si sa che da un ufficio all’altro il viaggio è lungo e periglioso), allora troviamo un escamotage, alleghiamo copia conforme del piano di studi. “Glielo spedisco domani mattina” mi rassicura la ragazza, ormai consapevole del proprio errore (anche se non lo ammette) e desiderosa di rimediare. Siccome a me non interessa far scorrere il sangue ma solo ricevere il maledetto documento in tempo, ringrazio e abbozzo. Questo succedeva il giovedì pomeriggio. Il lunedì successivo ancora non è arrivato niente. Telefono: “Strano, le assicuro che l’ho spedito venerdì, però, se non arriva in tempo glielo rifaccio e lo viene a prendere, più di questo…”. Ringrazio e abbozzo. Poi pianto una tenda simbolica all’ufficio postale della mia cittadina, dove mi conoscono bene per precedenti lamentele  (se tutta la posta è prioritaria vuol dire che niente è prioritario, hai solo speso di più, e la posta arriva comunque quando vuole lei, talvolta con un vago sentore di muffa). Mercoledì mattina (limite invalicabile per me per ricevere il documento, altrimenti dovevo correre a prendere la copia all’Università), verso le 10.30, dopo una mobilitazione quasi commovente della mia posta e dell’ufficio spedizioni della sede provinciale, una trionfante responsabile dei portalettere emerge dagli scatoloni giunti due ore prima all’ufficio periferico e con i capelli arruffati e gli occhi lucidi mi mette in mano il sospirato plico. Tutti applaudono. “E’ andata bene”, mi dice con la voce rotta dall’emozione, “poteva anche non arrivare oggi” e mi indica la data sul timbro, “è partito ieri, non venerdì scorso, è stato superveloce”.  Ah, bene bene, e mi faccio una nota mentale: – fare cazziatone all’impiegata della segreteria di facoltà, che replicherà qualcosa tipo “sarà rimasto bloccato all’ufficio postale dell’università”, e magari sarà anche vero. Morale della favola: anche nel mitico Nord-Est non sempre tutto funziona come dovrebbe, ma spesso le deficienze di sistema vengono compensate dall’impegno delle persone, lavoratrici, per lo più, abituate a sgobbare nei loro doppi, tripli e anche quadrupli ruoli, caro ministro castigamatti Brunetta, terrore dei travet, “El refolo delle libertà” (refolo significa colpo di vento, bora, solitamente, nel mio dialetto; figuratamente, indica velocità ed efficienza).

Frequento spesso l’ufficio postale, vedo come lavorano lì, e davvero non si può pretendere di più. Ciononostante, a fronte di un aumento delle tariffe, dicevo sopra della trovata del “tutto prioritario”, si registra un netto peggioramento del servizio sia nei tempi d’attesa per accedere agli sportelli, sia nei tempi di recapito della posta. Come mai? Come sempre. Quando un servizio pubblico diventa azienda e deve produrre profitto è sempre una fregatura per il cittadino. Si fa il maquillage all’agenzia e con l’occasione si fa sparire uno sportello, cosicchè non salti agli occhi che parte del personale è stato tolto dal pubblico e dirottato su altri servizi, quelli finanziari, per esempio, su cui Poste italiane punta ora, a scapito, ça va sans dire, del servizio postale vero e proprio, di cui però è ancora monopolista.

Che succederà con l’acqua? Il Governo vuole privatizzarne la gestione per renderla più efficiente e ridurre gli sprechi. E credono che ce la beviamo?. No, non lo credono, e non gliene può fregar de meno, così come non gliene importa che ovunque in Europa chi aveva privatizzato stia tornando sui propri passi, perché il servizio non è migliorato ma in compenso i prezzi sono saliti alle stelle e la gente è inferocita. Mr. B ha molti debiti da pagare, molti favori da restituire, e non può permettersi di farsi fermare da bagatelle quali il bene pubblico. Tanto poi sa ben lui come rigirare la frittata, nascondendo la parte bruciacchiata. E’ attrezzato l’uomo. Buonasera.

Non è tutto da buttare

novembre 23, 2009

Hallo everybody! (everybody??? nobody), anyway…

Ho quasi appena finito di guardare una puntata di una trasmissione di Raitre, “Buongiorno Europa”: trasmissione fra le più interessanti dell’intero panorama televisivo. Il sabato e la domenica mattina si concentrano le trasmissioni migliori (per i miei gusti), mannaggia (su Raitre, almeno) e finisce che non si combina nient’altro. Potrebbero mandarne qualcuna in prima serata al posto di…al posto de che?!? Non di Report (non toccatemi Report!!!), nè di Ulisse, Mi manda Raitre? Io non riesco più a seguirla ma è utilissima…non so, in effetti la programmazione di Raitre è tutta buona, io praticamente non guardo altro, sia in prima sia in seconda serata, a parte qualcosina su Raidue, Criminal minds e ora X Factor, che guardo con mia figlia piccola perché ci divertiamo a commentare, acidamente, spesso. Qualche film su un altro canale, talvolta, ma i migliori vanno di notte, preferisco un dvd. Faccio anche altro, la sera, eh!, computer, un buon libro quando ce l’ho, ma più tardi, quando gli altri dormono. Io infatti dormo poco e la mattina sono rintronata per ore, anche perché ho la pressione bassissima: all’inizio mi sento come deve sentirsi un orso appena uscito dal letargo (non so, immagino), poi, col passare delle ore comincio a carburare e verso le sei del pomeriggio son come uno scoiattolo, ma quello dei cartoni animati, infatti io mi sento un po’ un cartone animato.

Dicevo di “Buongiorno Europa: in mezz’ora, senza fronzoli o polemiche, in modo molto asciutto, col metodo dell’inchiesta diretta, vengono trattati temi d’attualità come le “”gabbie salariali” (la proposta di adeguare gli stipendi al costo della vita, che è diverso in varie zone del paese), il tema di oggi, andando a vedere come si affronta lo stesso problema in altri paesi europei; “Generazione mille euro”, i giovani precari in Italia e nel resto dell’Europa, tema della settimana scorsa; “L’eredità del muro”, cosa resta della Berlino di vent’anni fa e del suo muro nella percezione delle giovani generazioni tedesche e via “sfricugliando”, stavo per scrivere “tazando” (da: “tazar l’anima”, tritare l’anima = tormentare) che è un’espressione squisitamente dialettale della città in cui sono cresciuta (che non rivelerò quale sia, per il momento, anche se non potrò fare a meno di seminare indizi, e la cosa in seguito potrebbe divenire oggetto di quiz a premi…). Perché uso quest’espressione? Ma perché, purtroppo, e non credo sia il caso di accusare gli autori del programma di disfattismo, i fatti dimostrano che, per quanto possano andar male le cose in Europa, in Italia riescono ad andare pure peggio, cosa che, pur non essendo una sorpresa, fa soffrire, me almeno. E quello che mi turba di più è constatare che, per quanto sia evidente che l’attuale governo, anche nelle sue versioni precedenti, abbia fatto e continui a fare sforzi straordinari per spianare questo sventurato paese, dalle istituzioni politiche (il Parlamento per primo), all’economia (perfino Emma Marcegaglia ha in così scarsa considerazione il “premier” da rischiare di calpestarlo, innavvertitamente, ad ogni occasione pubblica, e non solo perché è più alta di lui…), all’istruzione pubblica (in via di estinzione, come i dinosauri: fra qualche decina di anni le nostre scuole diverranno oggetto di scavi archeologici, già adesso sono ruderi…), all’ambiente (non ci sono soldi per rimediare al dissesto idro-geologico ma il Ponte sul Deserto, pardon, sullo Stretto si farà, ad ogni costo) e via demolendo, anche il centro-sinistra ha commesso i suoi peccati, di omissione, principalmente, per esempio non facendo fuori Mr B. quando poteva, e poteva, legalmente, facendo la legge sul conflitto d’interessi o almeno esigendo l’applicazione delle leggi che esistevano già (alcune delle quali sono state tolte di mezzo dall’Imputato, altre eluse, altre semplicemente ignorate).

Ecco, se qualcuno dei miei dodici lettori (non sto imitando il Manzoni, sono veramente dodici) si chiede perché mi definisca “la casalinga peggiore del mondo”, la risposta si trova nel paragrafo precedente, ed in quelli che probabilmente seguiranno: il disastro che incombe sull’Italia mi turba molto di più di quello che incombe sull’acquaio della mia cucina, anche perché il primo non potrà essere scongiurato con l’acquisto di una lavastoviglie nuova…Buonanotte.

Perché mi scrivo addosso ormai, non so se mi spiego. Quando mi capita qualcosa di minimamente interessante, quando sento una notizia che mi colpisce un po’, mi parte un meccanismo strano nella testa, nascono commenti e considerazioni – sì, lo so, lo fanno tutti, si chiama pensare – ma io non penso, scrivo. Nella testa. Ogni tanto qualcuno dei miei, vedendomi particolarmente assorta, mi chiede a cosa sto pensando, e io: shh! sto scrivendo. Mi capita questo da che ho memoria. All’inizio, qualcosa trasferivo su carta, o scrivendo a mano o con una vecchia macchina per scrivere – prima dell’era dei computer, naturalmente – ma quei fogli andavano sempre persi, perché scrivevo ogni tanto, e sono disordinata.

Fu così che, quando, alla fine di un seminario di scrittura creativa di tre giorni, lo scrittore-giornalista di una certa fama che lo teneva, incuriosito da quello che avevo scritto in quell’occasione, mi chiese se avessi qualcos’altro da fargli leggere, offrendomi il suo aiuto, in caso, per una pubblicazione, io dovetti confessare che no, non avevo niente: ero, probabilmente, l’unica aspirante scrittrice in Italia senza un romanzo nel cassetto, ma che dico un romanzo, nemmeno un racconto breve, neanche un raccontino di una pagina, nemmeno un aforisma! C’era, a dire il vero, un tema che avevo scritto in seconda liceo che alla prof era piaciuto tanto, che avevo dattiloscritto e che miracolosamente non era andato perduto, ma non me la son sentita di consegnargli quello…Ci lasciammo con il mio impegno a mandargli qualcosa non appena l’avessi prodotto. Ovviamente non produssi e non mandai un bel niente. Avevo altro da fare. Come scrisse Simone de Beauvoir: “O si fanno figli o si fanno libri”, e io le figlie le avevo già fatte, e siccome sono venute bene, ma per i libri questa garanzia non c’era, anzi,  forse è stato meglio così.

Nel frattempo, però, anch’io ho imparato a usare il computer, e più in là, l’Internet. Un Mondo Nuovo! Ma adesso devo mollare perché mi fa male la cervicale e poi è tardi…Ci aggiorniamo. Buonanotte!

Hello world!

novembre 20, 2009

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