Burocrazia, gioie e dolori

novembre 25, 2009

Mercoledì, 25 novembre

Eccomi qua, cosa faccio oggi? Quello che faccio ogni giorno…no, non cerco di conquistare il mondo come il Mignolo col Prof. Son che combatto con l’Hydra dal Volto Umano (anzi, dai Volti Umani, visto che ha cento teste), la Burocrazia italiana. Le Poste e l’Università. Anzi, questa volta le Poste si smarcano e si salvano in corner (notare il linguaggio calcistico, di cui non so niente, ma questo paese è così ossessionato col calcio da influenzare perfino la lingua). Insomma, avevo richiesto un certificato all’Università di mia figlia maggiore, che ha sede in un’altra provincia, ma comunque a meno di 30 chilometri da dove stiamo noi, (con tutti i crismi, eh, richiesta firmata dalla figlia via fax, perché ora è all’estero per studio, specificazione di ciò che deve esser riportato ecc.). Arriva, ma è incompleto, manca l’indicazione del piano di studi per l’anno in questione. Telefono: “ma si capisce dall’elenco degli esami”; una mazza, replico io, non uso proprio questo termine ma si intuisce. “Allora dovevo farlo in manuale perché il sistema con la firma digitale mi dà questo”, ma allora fallo in manuale, benedetta figliola, non è che devi vergarlo di tuo pugno con i decori dorati, sempre il computer lo fa. Adesso però non c’è più tempo di correr dietro alla firma del dirigente (perchè si sa che da un ufficio all’altro il viaggio è lungo e periglioso), allora troviamo un escamotage, alleghiamo copia conforme del piano di studi. “Glielo spedisco domani mattina” mi rassicura la ragazza, ormai consapevole del proprio errore (anche se non lo ammette) e desiderosa di rimediare. Siccome a me non interessa far scorrere il sangue ma solo ricevere il maledetto documento in tempo, ringrazio e abbozzo. Questo succedeva il giovedì pomeriggio. Il lunedì successivo ancora non è arrivato niente. Telefono: “Strano, le assicuro che l’ho spedito venerdì, però, se non arriva in tempo glielo rifaccio e lo viene a prendere, più di questo…”. Ringrazio e abbozzo. Poi pianto una tenda simbolica all’ufficio postale della mia cittadina, dove mi conoscono bene per precedenti lamentele  (se tutta la posta è prioritaria vuol dire che niente è prioritario, hai solo speso di più, e la posta arriva comunque quando vuole lei, talvolta con un vago sentore di muffa). Mercoledì mattina (limite invalicabile per me per ricevere il documento, altrimenti dovevo correre a prendere la copia all’Università), verso le 10.30, dopo una mobilitazione quasi commovente della mia posta e dell’ufficio spedizioni della sede provinciale, una trionfante responsabile dei portalettere emerge dagli scatoloni giunti due ore prima all’ufficio periferico e con i capelli arruffati e gli occhi lucidi mi mette in mano il sospirato plico. Tutti applaudono. “E’ andata bene”, mi dice con la voce rotta dall’emozione, “poteva anche non arrivare oggi” e mi indica la data sul timbro, “è partito ieri, non venerdì scorso, è stato superveloce”.  Ah, bene bene, e mi faccio una nota mentale: – fare cazziatone all’impiegata della segreteria di facoltà, che replicherà qualcosa tipo “sarà rimasto bloccato all’ufficio postale dell’università”, e magari sarà anche vero. Morale della favola: anche nel mitico Nord-Est non sempre tutto funziona come dovrebbe, ma spesso le deficienze di sistema vengono compensate dall’impegno delle persone, lavoratrici, per lo più, abituate a sgobbare nei loro doppi, tripli e anche quadrupli ruoli, caro ministro castigamatti Brunetta, terrore dei travet, “El refolo delle libertà” (refolo significa colpo di vento, bora, solitamente, nel mio dialetto; figuratamente, indica velocità ed efficienza).

Frequento spesso l’ufficio postale, vedo come lavorano lì, e davvero non si può pretendere di più. Ciononostante, a fronte di un aumento delle tariffe, dicevo sopra della trovata del “tutto prioritario”, si registra un netto peggioramento del servizio sia nei tempi d’attesa per accedere agli sportelli, sia nei tempi di recapito della posta. Come mai? Come sempre. Quando un servizio pubblico diventa azienda e deve produrre profitto è sempre una fregatura per il cittadino. Si fa il maquillage all’agenzia e con l’occasione si fa sparire uno sportello, cosicchè non salti agli occhi che parte del personale è stato tolto dal pubblico e dirottato su altri servizi, quelli finanziari, per esempio, su cui Poste italiane punta ora, a scapito, ça va sans dire, del servizio postale vero e proprio, di cui però è ancora monopolista.

Che succederà con l’acqua? Il Governo vuole privatizzarne la gestione per renderla più efficiente e ridurre gli sprechi. E credono che ce la beviamo?. No, non lo credono, e non gliene può fregar de meno, così come non gliene importa che ovunque in Europa chi aveva privatizzato stia tornando sui propri passi, perché il servizio non è migliorato ma in compenso i prezzi sono saliti alle stelle e la gente è inferocita. Mr. B ha molti debiti da pagare, molti favori da restituire, e non può permettersi di farsi fermare da bagatelle quali il bene pubblico. Tanto poi sa ben lui come rigirare la frittata, nascondendo la parte bruciacchiata. E’ attrezzato l’uomo. Buonasera.

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